Il mercato della mia città | film documentario


19 settembre 2015.
23 ore di immersione nel mercato storico di Catania.
Registrazione di fatti, umori, mutamenti. Condivisione di fatica, fame, sete e appagamento.
Sublimazione della percezione del concetto di appartenenza.


L'intenzione è quella di comunicare, condividere, cercare di dare valore ad una risorsa.

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Un mercato come la "fiera" di Catania malgrado tutte le contraddizioni che lo caratterizzano è espressione di volontà, di non resa.

Un organismo formato da una quantità di individui liberi, non facenti parte di nessun ente associativo, coscientemente organizzati in uno spazio che sembra la terra di nessuno anche se è al centro di una delle capitali del mediterraneo.... Totalmente in balia di regole non scritte, dure, neanche tanto sottintese... da una parte, e regole scritte e non rispettate dall'altra.

Eppure, ogni giorno lo spettacolo va in scena; la speranza, la fiducia collettive esprimono una forte energia; girare tra i banchi con gli occhi pieni di colori, di sguardi, ti invoglia a partecipare; profumo di frutta, odore di pesci. Le "vanniate" che ti invitano all'acquisto sono canti liberatori, non sempre ho represso l'istinto di rispondere ad alta voce...

E così, ho deciso di partecipare ad una giornata di lavoro, dalle tre del mattino fino a che la piazza non fosse di nuovo vuota. Documentare una realtà che è virtuale nell'intenzione evolutiva, testimoniare solidarietà, nella speranza che di tangibile ci possa essere un futuro migliore.

Le questioni a cui dedicare attenzione sono tante: disponibilità e disposizione degli spazi anche in funzione della viabilità interna al mercato e immediatamente circostante, sicurezza, presidio di pronto inervento sanitario, controllo del rispetto delle norme igieniche relativo ai prodotti alimentari e allo smaltimento dei rifiuti , servizi igienici efficenti e sufficenti, inquinamento acustico, gestione differenziata e funzionale della grande quantità di rifiuti, realizzazione di un piano che preveda una frequentazione della piazza anche successivamente all'orario del mercato e quindi una riqualificazione del sito in funzione delle molteplici possibilità di fruizione dati gli aspetti che lo caratterizzano: centralità, dimensione, valenza storica e culturale, bacino di utenza.


Intervista al regista

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'A fera o luni

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Uno dei due mercati storici di Catania è quello che si svolge quotidianamente in Piazza Carlo Alberto, "la fiera".
Anche detto "a fera o luni" dal sito ove si svolgeva, il foro Lunario, "la fiera" era precedentemente un mercato settimale, svolto, per l'appunto, di lunedì. Pare che in precedenza abbia avuto luogo addirittura in Piazza Università, quindi in Piazza Magna e solo nell'ultimo secolo nella vasta Piazza Carlo Alberto senza, peraltro, rispettarne i confini e ,anzi , sviluppandosi disordinatamente e senza regole nelle vie limitrofe.
L'offerta non si limita ai prodotti alimentari, sui banchi della Fiera si trovano casalinghi, biancheria, indumenti, calzature, tessuti, rigatterie e la "robba americana", come vengono chiamati i banchi che vendono indumenti usati. Questo tipo di mercanzia non arriva più dagli Stati Uniti come negli anni dopo la seconda guerra mondiale ma il nome è rimasto quello.

mercato di notte responive image

Ogni notte (tranne la domenica) verso le tre comincia, lentamente, ad arrivare gente in piazza, chi a piedi chi in bici; qualcuno tira su le prime serrande, dai portoni che danno sulla piazza e nei vicoli adiacenti vengono tirati fuori decine di carri, carretti. Arrivano furgoni, camioncini. Verso le cinque un trattore inizia a fare la spola tra un garage sotterraneo e il piano della strada. La piazza e le strade si riempiono piano piano di banchi, ombrelloni, tendoni, imballaggi e soprattutto voci, saluti, richiami.

mercato di Catania montaggio bancarelle notte

Il coro della "fiera" esprime un catanese fiorito di accenti esotici: Cina, Maurizius, Bangladesh, Sri-Lanka, Sudan, Nigeria, Marocco, Albania, Ucraina e ancora Iran, Tunisia e ancora... Ognuno ha una mansione o più d'una; chi bada al proprio carro, al proprio banco, chi si occupa di tirare fuori dai garage, dai magazzini: carri, banchi, pacchi e trasporta, monta, dispone per chi ancora deve ancora arrivare magari con il furgone pieno di frutta o pesce oppure si stà prendendo un caffè. I chioschi e i bar servono caffè, seltz al limone, fanno servizi tra i banchi, brioches, panzerotti, bombe, arancini.

Verso le settemmezza otto c'è già chi ha fatto la spesa e, in special modo il sabato, arriva sempre più gente.

mercato fiera catania bancarelle frutta verdure

Negli ultimi anni i Cinesi hanno acquisito sempre più spazi, botteghe, banchi, minuto, ingrosso. Soprattutto abbigliamento. Che importano dalla Cina. Offrono lavoro un pò a tutti.
I Bangladesi gestiscono botteghe con prodotti alimentari del loro paese o asiatici in generale; producono nelle campagne catanesi e vendono sui banchi alla "fiera" vegetali originari dell'est.
Gli Sri-Lankesi hanno piccole bancarelle dove vendono street-food. Cinesi, Filippini e Bengalesi offrono servizio di piccola sartoria utilizzando vecchie macchine da cucire, a pedale..
Gli Africani vendono artigianato proprio o merce di produzione cinese soprattutto scarpe da ginnastica "griffate". Copie di CD musicali oDVD....
I Catanesi trattano tutte le tipologie di merce venduta alla "fiera".

Per quanto l'integrazione non sia capillare, tutti i gruppi partecipano a tutte le fasi che caratterizzano un giorno di lavoro. Le squadre sono spesso miste e il senso di collaborazione, di appartenenza, di condivisione è percepibile data la confidenza e l'affiatamento durante la giornata.
Molti sono quelli che alla "fiera" riescono a "fare la giornata" operando fuori dalle regole, gente che riesce a dare una mano e a ricevere qualcosa in cambio, gente che appresta un banchetto dove tenta la vendita di quello che gli capita, che può essere il frutto di piccolo artigianato, minutaglia ortofrutticola, o qualsiasi cosa possa avere rimediato chissà dove, chissà come.
Il senso di provvisorietà è comune a tutti, dal più fortunato che ha un'attività ben avviata magari da più generazioni a chi è irregolare e spera nella provvidenza. Tutti sanno che dipendono da chi passa e decide di acquistare, ad alta voce si passano parola da un banco all'altro, motteggiando, reclamizzando la propria merce, esposta in modo appariscente.
Forte è la consapevolezza che la piazza è il luogo dell'occasione, della possibile soluzione. Forte è il senso di appartenenza ad una categoria; forte è la percezione di assenza dello stato, assenza di regole, diritti, doveri.

La sensazione è quella di trovarsi in una periferia della civiltà, in uno spazio virtuale dove ha luogo la rappresentazione quotidiana del tentativo di sopravvivenza, una Babele aperta a tutti, dove l'unica regola è andare avanti , partecipare. Un crogiuolo che rappresenta un brodo primordiale dove l'energia profusa è palpaile, positiva e propositiva, tangibile. Te la puoi portare a casa in un cartoccio di olive...


Audio Sonori | Alessandro Aiello

La registrazione è ottenuta con un microfono binaurale, l'utilizzo di cuffie consente un ascolto particolarmente realistico.

Si consiglia l'ascolto in simultanea con la visione delle foto o la lettura dei testi. ;-)



Portfolio foto | Paolo Patrizi


Team


Regia :
Francesco Di Tommaso
Blog


Camera e montaggio :
Alessandro Aiello
www.scuolafuorinorma.it


Camera :
Gabriele Abbruzzese


Riprese sonore :
Davide Pax
Blog
Youtube

Amante dell'immagine e del suono. Videomaker e fotoamatore professionista; mescolatore e inventore di realtà, immagini e suoni . Fonico in presa diretta.


Musiche :
Alessandro Aiello
Gianfranco Cavallaro | Youtube
Francesco Di Tommaso


Ottimizzazione e mix audio :
Franko Russo
franko@terzoorecchio.com


Consulenza e poesia :
Biagio Guerrera
Blog


Fotografia :
Paolo Patrizi Photographer
www.paolopatrizi.com

Paolo Patrizi | Biography

Fotografo autodidatta, Paolo Patrizi è nato e cresciuto in Italia.
Trasferitosi a Londra a metà degli anni '80, vi ha iniziato la sua carriera professionale lavorando come assistente fotografico, e successivamente su commissioni freelance per numerose riviste.

Sin dalle prime fasi della sua carriera, Patrizi ha perseguito e sviluppato i suoi progetti personali a fianco di questi vari incarichi commerciali, e sono questi progetti personalmente assegnati che sono diventati la firma della sua opera.
Classificare l'opera di Patrizi è difficile, perché è quello che si potrebbe definire un fotografo 'poliedrico', una rarità con un forte dominio della tecnica di ripresa.
Al centro della sua opera, è la capacità di creare storie coinvolgenti e informative , che hanno visto le sue splendide e penetranti narrazioni apparire in riviste come, Stern, Panorama, Corriere della Sera, GQ, Courrier Japon, Geo, XL Semanal, Handelsblatt, Fotografia europea, The Observer Magazine e Vanity fair, ecc.
Con il suo trasferimento a Tokyo nel 2005, Patrizi si è concentrato principalmente su questioni asiatiche (anche se non esclusivamente), spesso immergendosi nei suoi progetti per mesi, esplorando le contraddizioni tra tradizione e modernità e disconnessioni culturali dovute a una rapida crescita economica evidente in tutta la regione...
Ma accanto a questi corpi estesi e approfonditi di lavoro, ed i numerosi viaggi nel corso degli anni, ha anche prodotto lavori più intimi, più vicino a casa, per le strade della capitale giapponese, e altrove.
Oggi, il suo lavoro è pubblicato ed esposto a livello internazionale. Le sue foto hanno vinto diversi premi con l'Associazione dei Fotografi di Londra, il Premio Ritratto John Kobal, i premi di Lens Culture international, il World Press Photo, il Sony World Photography Awards, l’ Anthropographia Award per i diritti umani, il premio ritratto Taylor Wessing e POY international. Le sue fotografie fanno parte della collezione permanente del Museum of Fine Arts di Houston.
In tutto il lavoro di Paolo Patrizi vediamo un approccio alla narrazione visiva caratterizzato da un vigore intellettuale e artistico, al centro del quale c’è compassione e sensibilità per le persone e le culture affrontate nei suoi saggi.

A self-taught photographer, Paolo Patrizi was born and raised in Italy, before moving to London in the mid-1980s where he began his professional career working as a photographic assistant, and undertaking freelance commissions for various design groups, and numerous magazines. From the very earliest stages of his career, Patrizi has pursued and develop his own personal projects alongside these variouscommercial assignments, and it is these personally assigned projects that have become a signature of his oeuvre.
To categorise Patriziʼs output is difficult, for he is what one would term a ʻcomplete photographer,ʼ a rarity, who is equally accomplished in the many genreʼs of photography, but at the heart of his work, is the ability to create engaging and informative narratives, which have seen his stunning and insightful visual essays appear in such magazines as, Stern, Panorama, Corriere della Sera, GQ, Courrier Japon, Geo, XL Semanal, Handelsblatt, European Photography, The Observer Magazine, and Vanity Fair.
With his relocation to Tokyo in 2005, Patrizi has primarily focused on Asian issues (although not exclusively so), often immersing himself in his subject matter for months at a time, where he has explored the underlying themes and ʻcontradictions between traditions and modernity and cultural disconnections produced from rapid economic growth,ʼ that is evident across the region, and is a common theme evident in much of his work from the region.
But alongside these extensive, and in-depth bodies of work, and the numerous extended trips over several years, he also produces smaller, more intimate bodies of work closer to home, on the streets of the Japanese capital, and elsewhere.
Today, his work is featured in leading publications and exhibited internationally. His photos have won several awards with the Association of Photographers of London, The John Kobal Portrait Award, The Lens Culture International Exposure Awards, The World Press Photo, The Sony World Photography Awards, The Anthropographia Award for Human Rights, The Taylor Wessing Portrait Prize, POY international.
His photographs are part of the permanent collection at the Museum of Fine Arts, Houston.
Across the spectrum of Patriziʼs work, we see an approach to visual storytelling that is marked by an intellectual and artistic vigor, at the heart of which is a compassion and feeling for the people and cultures he reveals in his vibrant essays.


Contatti


Francesco Di Tommaso

Il mercato della mia città | Blog

Telefono:
392 2598886

Email : infoilmercatodellamiacitta@gmail.com

Località : Catania


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